Oristano
Il gruppo consigliare ha presentato una mozione per chiedere l’intervento urgente della Regione
Sostegni diretti, azioni mirate contro il caro produzione, investimenti per affrontare il cambiamento climatico, ristori più rapidi e accelerazione delle proposte di legge ad hoc. Sono gli interventi richiesti alla Regione Sardegna in una mozione depositata ieri dal gruppo Fratelli d’Italia, per trovare una rapida soluzione alle difficoltà degli allevatori di bovini, stremati dalle restrizioni derivanti dalla dermatite nodulare e la situazione economica internazionale.
La proposta vede come primo firmatario il consigliere Emanuele Cera, vice presidente della Commissione Agricoltura. “Il comparto bovino sardo sta affrontando una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Alle aziende non possiamo continuare a chiedere di resistere da sole mentre aumentano i costi, diminuiscono i margini e si susseguono emergenze sanitarie e meteo-climatiche. La Regione deve intervenire adesso, con risorse vere e misure straordinarie, prima che la crisi diventi irreversibile”, spiega.
“Siamo davanti”, sottolinea Cera, “a una tempesta perfetta: caro energia e carburanti, aumento dei costi delle materie prime, dei mangimi e dei trasporti, emergenze meteorologiche, crisi idriche, incendi, epidemie virali e conseguenti restrizioni alla movimentazione dei bovini. Tutto ciò, sta compromettendo l’equilibrio economico di aziende già duramente provate da anni di difficoltà”.
Nella mozione si evidenzia il rischio che l’attuale congiuntura internazionale possa causare danni irreparabili al comparto bovino, con inesorabile abbandono dell’attività da parte delle imprese più fragili.
Secondo i firmatari, particolarmente critica è la situazione della produzione di latte. Le temperature estreme dell’estate 2026 hanno inciso sul benessere degli animali e sulla produttività proprio mentre gli allevatori erano costretti ad aumentare l’utilizzo di ventilazione, raffrescamento, refrigerazione, mungitura e sistemi di approvvigionamento idrico. Meno produzione e, contemporaneamente, più energia necessaria per mantenere in funzione le aziende.
“Il cambiamento climatico nelle nostre campagne non è più una previsione astratta”, prosegue Cera, “ma un costo che arriva ogni mese nelle bollette delle aziende. Per proteggere gli animali dal caldo estremo bisogna consumare più energia proprio quando lo stress termico riduce la produzione di latte. È un paradosso economico che rischia di mettere fuori mercato anche imprese sane e strutturate”.
Nella mozione viene richiamato anche il progetto Climalat, condotto dalla Cooperativa Latte Arborea con il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari: secondo i dati raccolti, nel polo territoriale le perdite produttive sarebbero toccherebbero i 15-20 milioni di litri di latte all’anno, di cui 5-6 milioni direttamente riconducibili alle ondate di calore estive. Nei picchi termici la riduzione della produzione arriverebbe a raggiungere il 20 per cento.
“A questo quadro si aggiungono la riduzione del prezzo del latte rispetto al 2025 e l’aumento dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti”, precisa Cera. “Per le imprese sarde pesa inoltre la condizione di insularità, mentre carburanti e movimentazione dei mezzi agricoli continuano a rappresentare componenti rilevanti dei costi aziendali”.
Da qui la richiesta avanzata dalla mozione di attivare con la massima urgenza un intervento straordinario regionale per il 2026, valutando anche sostegni diretti agli allevatori e prendendo come riferimento gli strumenti straordinari già utilizzati dalla Regione nella scorsa legislatura, nell’anno 2022. Fratelli d’Italia chiede inoltre misure specifiche contro l’incidenza del caro energia e una linea regionale destinata all’autoproduzione e all’autoconsumo da fonti rinnovabili, ai sistemi di accumulo, all’efficientamento energetico delle aziende e agli impianti di ventilazione e raffrescamento delle stalle.
“Non chiediamo interventi simbolici né contributi incapaci di incidere realmente sui bilanci aziendali”, afferma Cera. “Chiediamo una risposta proporzionata alla gravità della situazione. Difendere gli allevatori significa difendere una filiera, l’occupazione, la produzione alimentare sarda e soprattutto il presidio delle nostre campagne”.
La mozione sollecita anche un intervento presso il Governo e le istituzioni europee affinché siano tempestivamente riesaminate, in relazione all’evoluzione epidemiologica e alla copertura vaccinale raggiunta, le limitazioni ancora vigenti alla movimentazione dei bovini. Parallelamente viene chiesta una maggiore rapidità nella liquidazione di indennizzi e ristori legati alla dermatite nodulare e sostegni per le imprese danneggiate da eventi meteorologici estremi, siccità, crisi idriche e incendi.
Con la mozione, Fratelli d’Italia punta ad andare oltre l’emergenza, proponendo l’istituzione di un tavolo permanente sulla filiera bovina da carne e lattiero-casearia, con organizzazioni agricole, cooperative, rappresentanti della filiera, agenzie regionali e mondo scientifico e universitario, dal quale far scaturire un vero Piano regionale per la resilienza energetica e climatica degli allevamenti bovini, capace di integrare sostegno al reddito, innovazione, benessere animale e sicurezza degli approvvigionamenti idrici ed energetici.
Un passaggio specifico riguarda, infine, le proposte di legge già depositate sul sostegno al comparto bovino. La mozione chiede di imprimere un’accelerazione all’iter istruttorio e al lavoro di unificazione dei diversi testi attualmente all’esame dell’apposita Sottocommissione della V Commissione, per arrivare in tempi ravvicinati a un testo condiviso e alla successiva approvazione da parte del Consiglio regionale.
«Il tempo delle analisi è finito”, conclude Cera. “Dietro ogni stalla che rischia di chiudere ci sono famiglie, lavoratori, investimenti costruiti in anni di sacrifici e territori che rischiano di perdere un presidio economico e sociale insostituibile. Non possiamo aspettare che le aziende scompaiano per accorgerci di quanto valevano. La Sardegna deve scegliere adesso di difendere i suoi allevatori e il futuro della sua filiera bovina”.
Venerdì, 2 ottobre 2026
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