Dermatite nodulare bovina, il consigliere Cera chiede subito i ristori: "Allevamenti in ginocchio" - LinkOristano
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Dermatite nodulare bovina, il consigliere Cera chiede subito i ristori: “Allevamenti in ginocchio”

L'esponente di Fratelli d'Italia ha presentato un'interrogazione

Emanuele Cera
Emanuele Cera

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L’esponente di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione

“La prosecuzione delle restrizioni per la dermatite nodulare contagiosa rischia di trasformare l’emergenza sanitaria in una gravissima emergenza economica per gli allevamenti bovini sardi. La Regione intervenga immediatamente con un piano straordinario di sostegno e ristoro, perché non possiamo permettere che aziende sane e produttive vengano spinte fuori dal mercato”. È l’allarme lanciato in un’interrogazione dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Emanuele Cera, alla luce della decisione di esecuzione (Ue) 2026/1949 della Commissione europea del 13 agosto scorso, che ha confermato e modificato le misure di controllo della dermatite nodulare in Sardegna.

La decisione mantiene la zona di protezione di 20 chilometri sino al prossimo 2 ottobre, viene mantenuta una zona di sorveglianza con raggio di 50 chilometri sino al 19 ottobre, ma, soprattutto, viene confermato il divieto di movimentazione dei bovini dalle zone interessate verso destinazioni esterne ai perimetri sottoposti a restrizione.

“Per numerosi allevatori”, sottolinea Cera, “sono ormai circa due mesi di sostanziale paralisi. Il prolungamento delle restrizioni nei mesi di settembre e ottobre rischia di portare a una situazione di blocco per almeno quattro mesi consecutivi, con effetti pesantissimi sulla commercializzazione degli animali, sulla programmazione aziendale e sulla liquidità delle imprese”.

Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia “un allevamento non può semplicemente fermarsi per mesi. Gli animali devono essere alimentati, devono essere garantiti gli interventi veterinari, il personale deve essere pagato, le strutture mantenute e gli impegni finanziari rispettati. Se i ricavi si fermano mentre i costi continuano a correre, il rischio è che aziende fino a oggi economicamente sostenibili siano costrette a chiudere”.

“Il danno”, Cera, “non riguarda soltanto la mancata vendita degli animali, ma l’intero equilibrio economico dell’azienda: riproduzione, cicli di ingrasso, acquisto dei ristalli, programmazione produttiva, rapporti con i fornitori, accesso al credito e capacità di far fronte agli oneri fiscali, contributivi e finanziari”.

Il consigliere regionale di centrodestra chiede quindi alla Giunta regionale di predisporre “con la massima urgenza un piano straordinario di ristoro, commisurato alla durata effettiva delle restrizioni e alla dimensione reale del danno subito dagli allevatori”, evitando “interventi simbolici o insufficienti”. Tra le misure indicate anche il sostegno alla liquidità, ai maggiori costi di alimentazione e mantenimento degli animali e interventi per la sospensione o compensazione degli oneri finanziari e contributivi.

“Le restrizioni sanitarie devono essere rispettate per contenere la diffusione della malattia”, osserva Cera, “ma la Regione non può limitarsi a recepire le disposizioni europee e nazionali. Deve assumersi la responsabilità politica di accompagnare gli allevatori per tutta la durata dell’emergenza e attivarsi immediatamente presso il Governo e la Commissione europea per ottenere tutte le risorse, le deroghe e gli strumenti finanziari disponibili”.

Nell’interrogazione presentata dall’esponente di FdI, insieme all’intero gruppo consiliare, viene chiesta anche una stima puntuale dei danni economici, distinguendo il mancato reddito dai maggiori costi sostenuti dalle aziende e dagli ulteriori danni derivanti dall’impossibilità di movimentare e commercializzare gli animali. La Giunta dovrà inoltre chiarire il numero degli allevamenti e degli operatori interessati, i capi coinvolti e la consistenza economica del comparto sottoposto alle restrizioni.

“Chiediamo numeri, tempi e risorse. Gli allevatori”, evidenzia Cera, “devono sapere quale sostegno la Regione intende garantire e quando arriveranno gli aiuti. Non possiamo chiedere alle imprese di resistere per altri due mesi senza una risposta concreta”.

Il consigliere regionale richiama infine anche il passaggio della decisione europea relativo ai persistenti ritardi nell’attuazione delle misure di controllo del focolaio di Escalaplano. “È necessario capire le ragioni di questi ritardi e sapere quali iniziative siano state assunte per evitare ulteriori rallentamenti. Parallelamente”, conclude Cera, “occorre un cronoprogramma operativo per accelerare tutte le procedure necessarie alla progressiva riduzione delle zone soggette a restrizione non appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. L’emergenza sanitaria non può diventare la morte economica della zootecnia sarda. La Regione intervenga ora, prima che il danno diventi irreversibile”.

Mercoledì, 2 settembre 2026

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