Impianto di accumulo energetico a Fenosu: i sindaci di Oristano, Santa Giusta e Palmas Arborea pronti a dare battaglia - LinkOristano
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Impianto di accumulo energetico a Fenosu: i sindaci di Oristano, Santa Giusta e Palmas Arborea pronti a dare battaglia

Si delinea una linea comune per bloccare il progetto che prevede l'installazione di due campi da 44 grandi batterie

impianto di accumulo elettrochimico dell'energia
Foto d'archivio

Oristano 

Si delinea una linea comune per contestare il progetto che prevede l’installazione di due campi da 44 grandi batterie

I sindaci di Oristano, Santa Giusta e Palmas Arborea sono pronti a dare battaglia per impedire la realizzazione a Fenosu dell’impianto di accumulo elettrochimico dell’energia (Bess) della potenza di 160,745 MW, che nei giorni scorsi ha ottenuto il via libera dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,  interessando più o meno direttamente  i territori dei tre comuni.

Dopo un primo colloquio, i primi cittadini hanno deciso di unirsi per ostacolare il progetto denominato “Oristano”, presentato dalla  società Webess Oristano Srl, con sede a Milano e autorizzato al termine di una conferenza di servizi che si è conclusa positivamente il mese scorso, dopo un iter durato oltre due anni, durante i quali  proprio  il Comune di Oristano si era già opposto, così come la Regione Sardegna.

L’autorizzazione per la creazione del Bess da due campi di batterie, ciascuno di 22 grandi batterie, cabine di comando, cavidotti interrati e una nuova sottostazione elettrica, collegata alla rete di trasmissione nazionale tramite l’ampliamento della stazione Terna oristanese, è arrivata dalla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica lo scorso 21 luglio.

“Stiamo predisponendo un incontro per la definizione della linea comune da adottare e la redazione di un documento nel quale esprimiamo ferma contrarietà al progetto”, ha spiegato il sindaco di Santa Giusta, Antonello Figus. “Come principio generale, in ogni caso, sono contrario a tutte le imposizioni calate dall’alto, specialmente se non condivise con le comunità”.

L’impianto potrebbe vedere la luce nell’area agricola di diversi ettari delimitata dal prolungamento di via Ozieri, la strada della zona di Is Pastureddas e la strada statale 131, a poche centinaia di metri dalla centrale elettrica Enel di Oristano, nella zona di Fenosu. Comprenderà inoltre opere connesse che interesseranno i territori di Santa Giusta e Palmas Arborea.

“Nonostante il territorio di Santa Giusta – così come Palmas – probabilmente potrebbe essere interessato solo dal passaggio di cavidotti, stiamo comunque parlando di una servitù che va condivisa con la comunità e non imposta”, ha proseguito il sindaco Figus. “Per questo, sono d’accordo politicamente con gli altri colleghi per trovare una soluzione”.

Il Comune di Oristano e la Regione Sardegna avevano cercato di opporsi al progetto nel corso dell’istruttoria, richiamando la legge regionale in materia di aree idonee. Il Ministero ha però ritenuto superate queste obiezioni alla luce della sentenza n°184 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso dicembre, che ha dichiarato illegittime alcune disposizioni della normativa regionale, ribadendo che le Regioni non possono introdurre limitazioni tali da compromettere gli obiettivi nazionali di sviluppo delle rinnovabili.

Secondo quanto stabilito dal decreto, i lavori dovranno essere avviati entro 12 mesi dal momento in cui l’autorizzazione diventerà inoppugnabile, e la loro conclusione è prevista entro 50 mesi dall’inizio del cantiere. Pareri favorevoli, alcuni con prescrizioni, sono poi arrivati da parte di numerosi enti coinvolti, tra cui i vigili del fuoco, Arpa Sardegna, la Soprintendenza, Anas ed Enac.

I sindaci devono dunque correre contro il tempo. “Troveremo tutte le argomentazioni e gli strumenti legali, che ci permettano di fronteggiare questa nuova imposizione calata dall’alto”, ha concluso il primo cittadino di Santa Giusta. “A breve stabiliremo la linea da seguire: non si può condizionare un intero territorio con un impianto che non crea economia e sottrae terreni coltivabili alle comunità”.

Lunedì, 3 agosto 2026

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