Oristano
Si potranno coinvolgere anche Santa Giusta, Simaxis e Cabras. Presentata la piattaforma con il modulo per le manifestazioni d’interesse
La comunità energetica di Oristano entra nella fase operativa e guarda anche ai comuni vicini. Il progetto, presentato oggi durante un incontro pubblico, non riguarda solo il territorio comunale, ma potrà coinvolgere anche altri centri collegati alle stesse cabine primarie, come Santa Giusta, Simaxis e Cabras.
È questo uno degli elementi emersi dall’intervento dell’assessore comunale Paolo Angioi, che ha richiamato l’importanza del perimetro geografico della futura Cer. A definirlo non sono i confini amministrativi, ma le cabine primarie di riferimento: tre quelle individuate dallo studio di fattibilità. Una comprende la zona sud-ovest, dal Consorzio industriale fino a Torre Grande; una è quella principale, che interessa Fenosu, il tessuto urbano di Oristano, via Parigi e la zona dell’ex tiro a volo; una terza consente di intercettare anche altri territori limitrofi.

Altra novità, più concreta, è l’attivazione di una piattaforma dedicata alla comunità energetica: cer.comune.oristano.it. Al suo interno, oltre alle informazioni di base sul funzionamento della Cer, è disponibile il modulo per presentare la manifestazione di interesse. Le adesioni serviranno al Comune per capire quanti soggetti intendano partecipare al progetto e con quale ruolo: solo come consumatori, come consumatori e produttori, oppure come grandi produttori di energia.
“Perché una comunità energetica possa nascere”, ha spiegato Angioi, “servono almeno due soggetti: uno che produce e uno che consuma. Il vantaggio sta nello scambio”. L’assessore ha richiamato i benefici ambientali, economici e sociali dello strumento, sottolineando che proprio dalle manifestazioni di interesse sarà possibile capire come organizzare concretamente il progetto e quali impianti potranno essere realizzati.
Lo studio di fattibilità ha permesso di costruire alcuni scenari, tenendo conto delle superfici disponibili, dei consumi medi di una famiglia di Oristano e delle possibilità offerte dalle cabine primarie. Ora, però, servirà raccogliere le disponibilità di cittadini, imprese, enti e altri soggetti produttivi per passare dalle ipotesi alla fase attuativa. La Cer potrà nascere anche da un primo gruppo di aderenti e poi crescere progressivamente.
“Il percorso è iniziato con il Comune più di un anno fa”, ha ricordato Barbara Dessì, ingegnere della società Egeria, che ha fornito supporto tecnico al Comune. “Oggi si apre la fase di socializzazione di questo strumento. Ci saranno workshop rivolti alla cittadinanza e alle imprese, perché i vantaggi della comunità energetica sono la chiave per comprendere il modello”.
Dessì ha spiegato che le comunità energetiche sono state pensate come strumenti per favorire la transizione ecologica ed energetica e per contrastare la povertà energetica, fenomeno in crescita anche a livello europeo. La Cer consente di spostare su scala locale la produzione e la condivisione dell’energia, favorendo la sostenibilità del territorio e la partecipazione diretta di cittadini e imprese.

L’avvocato Gabriele De Luca, che ha curato il supporto giuridico al Comune, ha presentato la piattaforma come uno strumento destinato ad accompagnare un percorso di lungo periodo. “La comunità energetica non parte da sola e non parte con un solo soggetto”, ha detto. “La piattaforma serve e servirà per un processo virtuoso che inizia oggi ed è destinato a durare nel tempo, con un raggio almeno decennale”.
La piattaforma contiene una sezione informativa, con le nozioni fondamentali sulle comunità energetiche, una parte con le possibili configurazioni per la Comunità energetica rinnovabile di Oristano e una dedicata alla manifestazione di interesse, dove è presente un modulo da compilare. Nei prossimi workshop il Comune guiderà cittadini e imprese nella compilazione. Al termine della procedura sarà prodotto un documento da inviare all’amministrazione.
Nel progetto è coinvolta anche la Provincia di Oristano. Il presidente Paolo Pireddu ha confermato la disponibilità dell’ente a mettere a disposizione le proprie strutture, con l’obiettivo di estendere in prospettiva il modello anche al resto del territorio provinciale.
“Crediamo sia uno strumento molto utile per i cittadini, sia per pagare meno in bolletta sia per favorire la sostenibilità”, ha detto Pireddu. “Da qui dobbiamo partire e dimostrare che questo sistema è funzionale e possibile. È necessario che le procedure siano snelle e che si faccia comprendere ai cittadini che la comunità energetica può produrre benefici soprattutto economici”.

Una parte dei benefici generati dalla comunità energetica potrà essere riconosciuta alla Cer, che potrà poi ridistribuirla per obiettivi sociali definiti al proprio interno.
Anche il Consorzio industriale provinciale è partner del percorso. Il presidente Antonello Demelas ha richiamato la complessità del tessuto produttivo dell’area industriale, dove operano imprese diverse, con esigenze energetiche non riconducibili a un unico modello.
“La vera domanda è quale sviluppo energetico vogliamo costruire”, ha detto Demelas, ricordando che la zona industriale di Oristano parte da una posizione di vantaggio. Nell’area è presente il primo deposito di gas naturale liquefatto della Sardegna ed è entrata in esercizio la prima rete di distribuzione del metano. A questi risultati si aggiunge l’individuazione del porto come possibile sede dell’impianto galleggiante per il gas.
Demelas ha poi sottolineato l’importanza delle energie rinnovabili, definite il futuro, e ha confermato l’impegno del Consorzio a incoraggiare la partecipazione delle imprese alla futura comunità energetica.
In chiusura è intervenuto l’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, che ha allargato il ragionamento al quadro energetico sardo e alle politiche per la transizione.
“Il tema dell’energia è fortemente sentito dalla popolazione e ha attraversato trasversalmente l’intero territorio regionale”, ha detto Cani. L’assessore ha ricordato che la Regione ha dovuto affrontare una situazione complessa, sia sul piano gestionale sia su quello normativo, anche in rapporto agli obiettivi fissati dall’Unione europea.

Per Cani la transizione energetica deve essere “giusta, equa e democratica” e deve restituire benefici concreti alle comunità. Da qui la necessità, ha spiegato, di tenere insieme due obiettivi: accompagnare il passaggio verso nuovi modelli energetici e ridurre il costo delle bollette per cittadini e imprese.
“Negli ultimi vent’anni il nostro Paese non ha investito abbastanza in questa direzione”, ha aggiunto l’assessore. La Regione, ha spiegato Cani, ha scelto di puntare su due filoni: le comunità energetiche e l’autoconsumo.
L’assessore ha riconosciuto che sulla parte realizzativa delle comunità energetiche permangono ancora alcune difficoltà. “Serve una revisione strutturale del quadro normativo”, ha detto, “che ci aiuterebbe a lavorare meglio su queste attività”.
Martedì, 9 giugno 2026
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