Il Grig in campo per fermare le pale eoliche nei mari dell'Oristanese e della Gallura - LinkOristano
Ambiente ed energia

Il Grig in campo per fermare le pale eoliche nei mari dell’Oristanese e della Gallura

Il presidente dell'associazione ecologista, Stefano Deliperi, presenta due atti di opposizione

pale eoliche giugno 2022
Immagine d'archivio - Foto di Jan van der Wolf

Cagliari

Il presidente dell’associazione ecologista, Stefano Deliperi, presenta due atti di opposizione

Il Grig dice no all’eolico offshore tra Capo Marargiu e Capo Mannu, nell’Oristanese, e a quello nel mare della Gallura. Stamane l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico ha presentato due atti di opposizione al rilascio delle concessioni demaniali marittime di durata trentennale.

A richiedere il via libera a 32 pale eoliche al largo della Planargia e del Montiferru è stata la Acciona Energia Global Italia. La Zefiro Vento invece di turbine ne vuole posizionare addirittura 210, proprio di fronte a Olbia, Arzachena, Golfo Aranci e La Maddalena.

In particolare, il Grig ha chiesto il diniego della concessione demaniale in assenza di pianificazione e di procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) e di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.). L’associazione aveva già presentato atti di opposizione contro le proposte presentate nei mesi scorsi da altre società interessate a investire sull’eolico offshore in Sardegna.

“Complessivamente”, si legge in una nota firmata dal presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico, Stefano Deliperi, “sono stati predisposti e depositati presso gli uffici della Capitaneria di Porto di Cagliari ben sei progetti di centrali eoliche offshore nei mari della Sardegna meridionale, con 174 aerogeneratori in tutto previsti. Altri due progetti sono stati depositati presso gli uffici della Capitaneria di Porto di Olbia, con 275 aerogeneratori complessivamente previsti. Un altro progetto è stato depositato presso la Capitaneria di Porto di Porto Torres, con 32 aerogeneratori previsti. Nei mari sardi”, va avanti la nota, “in tutto dieci progetti di centrali eoliche offshore flottanti, 481 ‘torri eoliche’ in progetto, per una potenza complessiva – per quanto si è a conoscenza – pari a 6.509 megawatt”.

Stefano Deliperi Grig
Stefano Deliperi

In precedenza la Repower Renewable aveva presentato un progetto di centrale eolica offshore al largo di Capo Teulada, con 33 aerogeneratori. Poi era toccato alla Nora Ventu, società milanese frutto dell’accordo tra Falck Renewables e BlueFloat Energy, con due progetti di centrali eoliche galleggianti offshore con 93 aerogeneratori per una capacità complessiva di 1,4 GW a 18 miglia marine a sud est di Cagliari (Nora 2, 40 aerogeneratori) e a 6 miglia marine a sud di Capo Teulada (Nora 1, 53 aerogeneratori). Fan balenare ben 4 mila posti di lavoro in fase di realizzazione e 300 in fase di gestione.

Un progetto era stato presentato anche dalla Ichnusa Wind Power, con sede a Milano, interessata a installare 42 aerogeneratori galleggianti alti 265 metri a circa 35 chilometri dalla costa sulcitana, per una potenza complessiva di 504 MW. L’istanza di concessione demaniale marittima è stata sospesa (aprile 2021) dopo un atto di opposizione presentato dal Gruppo d’Intervento Giuridico e dai Comuni di Carloforte, Portoscuso e Buggerru, mentre è stata svolta la fase di definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale finalizzata alla successiva procedura di valutazione di impatto ambientale.

Ci sta provando anche la Seawind Italia, con sede a Portoscuso, che ha presentato un progetto da 48 aerogeneratori e le istanze di concessioni demaniali marittime per due centrali eoliche offshore, la Del Toro 2 a 21 miglia marine a sud ovest dell’Isola di San Pietro e la Del Toro 1 a 6 miglia marine al largo dell’Isola di Sant’Antioco.

Tibula Energia, con sede a Milano, ha invece presentato un piano che prevede 65 aerogeneratori (975 MW complessivi) in progetto per conto di Falck Renewables e la Blue Float Energy, nel mare della Gallura. Sfidando realtà e intelligenze altrui, parla di “generazione di migliaia di posti di lavoro stabili nel medio-lungo termine: fino a 3.200 unità per le fasi di fabbricazione, assemblaggio e costruzione; oltre 180 per la manutenzione degli impianti dopo l’entrata in esercizio del parco”, dimenticando ambiente, diportismo nautico, turismo, pesca, buon senso”.

“La Capitaneria di Porto di Cagliari – Sez. Demanio”, va avanti Stefano Deliperi, “ha convocato altre due conferenze di servizi per il rilascio delle concessioni demaniali marittima per la realizzazione di altrettante centrali eoliche offshore flottante nel mare della Sardegna meridionale rispettivamente per il 24 e il 25 agosto 2022. Le richieste provengono ambedue dalla Seawind Italia.

Nello specifico, fa sapere il Grig, viene chiesta la concessione demaniale marittima per

– m² 200 di zona demaniale (ZD) (fg. 8, part. 122 del Comune di Portoscuso, SU) per la realizzazione di 1 cavidotto interrato, che si estende sino all’uscita dell’area demaniale fino ad allacciarsi all’esistente stazione elettrica TERNA 220 kv PORTOSCUSO’;

– m² 1.262.904 di specchio acqueo (SP) nel mare territoriale per il posizionamento di un cavidotto sottomarino, dalla zona demaniale di Portoscuso sino all’impianto (m² 89.772), per i cavi interni all’impianto di collegamento tra gli aerogeneratori (m² 210.860) e per l’installazione di n. 24 aerogeneratori con fondazione floating (m² 962.272)” (centrale Del Toro 1);

“ – m² 200 di zona demaniale (ZD) (fg. 8, part. 122 del Comune di Portoscuso, SU) per la realizzazione di 1 cavidotto interrato, che si estende sino all’uscita dell’area demaniale fino ad allacciarsi all’esistente stazione elettrica TERNA 220 kv ‘PORTOSCUSO’;

– m² 83.318 di specchio acqueo (SP) nel mare territoriale per il posizionamento di un cavidotto sottomarino interrato, dalla zona demaniale di Portoscuso sino al limite delle acque territoriali a sud ovest della Sardegna;

– m² 1.367.839 di specchio acqueo (SP) oltre il confine del mare territoriale: per la prosecuzione del cavidotto marino (m² 116.883), per i cavidotti interni di collegamento tra gli aerogeneratori (m² 288.684) e per l’installazione di n. 24 aerogeneratori con fondazione floating (m² 962.272)” (centrale Del Toro 2)”.

“Entro il 13 agosto”, scrive il presidente del Grig, “le varie amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali convocate potranno far pervenire i loro pareri e osservazioni. Finora gli unici atti di opposizione pervenuti sono di Italia Nostra e del Gruppo d’Intervento Giuridico, che ha coinvolto anche il Ministero della Transizione Ecologica, la Regione Autonoma della Sardegna, i Comuni di Carloforte, Portoscuso e Sant’Antioco”.

“Dagli accertamenti svolti dalla Capitaneria di Porto”, evidenzia Deliperi, “sono emerse varie rilevanti criticità:

– la zona di posizionamento del parco eolico, a circa 4,5 mg nautiche a sud di Sant’Antioco, non parrebbe essere attraversata da rotte obbligate, pur essendo interessata da un notevole flusso di navi da pesca e navi mercantili dirette nel sorgitore di Cagliari e nei terminali petroliferi di Sarroch nonché in transito nel Mar Mediterraneo. Si segnala che, nei pressi dello specchio acqueo in esame, sono presenti:

– a sud della Sardegna, un impianto destinato alla maricoltura (circa 3 miglia nautiche a nord est dal limite esterno dello specchio acqueo richiesto) nonché:

– un’area di interdizione temporanea per lo svolgimento delle attività militari addestrative presso il poligono militare di Capo Teulada (circa 5 miglia nautiche ad est dal limite esterno dello specchio acqueo).

– criticità connesse alle limitazioni alle attività di pesca e all’ancoraggio che l’impianto, per la parte ricadente nel mare territoriale, potrebbe arrecare, in virtù della disposizione contenuta nell’art. 152 del D.Lgs. 259/2003;

– necessità di una valutazione dell’impatto acustico delle pale eoliche, in termini di vibrazioni e rumori, sull’ambiente circostante, in particolare, in ordine alle possibili eventuali interferenze degli impianti con le rotte di migrazione del tonno Rosso (Thunnus thynnus Linnaeus) che è attività di primaria importanza per l’Isola di San Pietro.

Per gli esclusivi aspetti di competenza, sotto il profilo di sicurezza della navigazione marittima, salvaguardia della vita umana in mare e di polizia marittima si evidenzia … la necessità di una pianificazione preliminare delle aree da destinare all’ubicazione degli impianti eolici, dal momento che la loro coesistenza potrebbe in futuro interferire sui traffici e sulle attività di pesca (ad es. rendere necessaria l’istituzione di rotte obbligate) nonché avere interazioni con lo spazio marittimo di altri Stati“.

Nel maggio scorso la Capitaneria di Porto di Cagliari – Sez. Demanio ha convocato un’altra conferenza di servizi per il rilascio della concessione demaniale marittima per la realizzazione di una centrale eolica offshore flottante nel Golfo di Cagliari per il prossimo 18 luglio. La richiesta proviene dalla Repower Renewable, dell’elvetico Gruppo Repower, e riguarda un progetto di centrale eolica offshore al largo di Capo Teulada, con 33 aerogeneratori.

“Entro il 7 luglio”, fa sapere Deliperi, “le varie Amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali convocate potranno far pervenire i loro pareri e osservazioni. Finora gli unici atti di opposizione pervenuti sono del Comune di Domus de Maria e dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, che ha coinvolto anche il Ministero della Transizione Ecologica, la Regione autonoma della Sardegna, i Comuni rivieraschi (Cagliari, Quartu S. Elena, Maracalagonis, Sinnai, Villasimius, Capoterra, Sarroch, Pula, Domus de Maria, Teulada)”.

“Dagli accertamenti svolti dalla Capitaneria di Porto”, fa sapere ancora il presidente del Grig, “è emerso che ‘per quanto riguarda il posizionamento del cavo sottomarino, recapitante, come detto, nel Comune di Sarroch, lo stesso attraversa un’area di ancoraggio (denominata ‘Echo’) attualmente destinata ed utilizzata dalle navi che approdano nei terminali petroliferi di Sarroch (ordinanza Capitaneria di Porto Cagliari nr. 09/2021 del 28/01/2021). Inoltre, lo specchio acqueo richiesto dista circa 9 miglia nautiche dal limite esterno di un’area di interdizione temporanea per lo svolgimento delle attività militari addestrative presso il poligono militare di Capo Teulada. Con riferimento all’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Antioco, lo stesso ha evidenziato criticità legate all’eventuale restrizione alle attività di pesca derivanti dal posizionamento dell’impianto, in virtù della disposizione contenuta nell’art. 152 del D.Lgs. 259/2003‘. Inoltre, ‘con riferimento al traffico navale, dall’analisi dei dati, sono emersi flussi di traffico di unità navali che, pur non attraversando rotte obbligate, interessano comunque lo specchio acqueo relativo all’istanza in argomento, ubicato a circa 20 miglia a sud della Sardegna‘. Un autentico Far West. Si tratta di una delle più rilevanti conseguenze della volontà ormai di fatto conclamata di voler destinare la Sardegna e i mari sardi al ruolo di piattaforma di produzione energetica”.

“In ogni caso”, sottolinea Deliperi, “per legge, i progetti di centrali eoliche offshore in argomento dovranno essere assoggettati a una procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) e ai rispettivi e vincolanti procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), con considerazione degli impatti cumulativi (artt. 21 e ss. del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). Tuttora nessuna procedura di V.A.S., nessun procedimento di V.I.A. è stato neppure avviato. Oltre il sensibile impatto ambientale e agli impatti sulle attività turistiche e sulla navigazione commerciale, assolutamente tuttora non valutati, sarebbe oltremodo assurdo vincolare una così ampia estensione di aree demaniali, di mare territoriale e d’interesse nazionale per così lunghi termini temporali (30 e 40 anni) in assenza di qualsiasi autorizzazione per la realizzazione e la gestione della progettata centrale eolica off shore, in violazione dell’obbligo di congrua motivazione vigente per qualsiasi atto amministrativo (art. 3 della legge n. 241/1990 e s.m.i.)”.

“Questo assalto al mare”, conclude la nota, “sotto il profilo energetico contribuisce a delineare fortemente quello scenario di servitù energetica che pare destinarsi alla Sardegna ed è, purtroppo, conseguenza della scarsa e ben poco adeguata pianificazione delle reali esigenze energetiche, della deficitaria promozione del risparmio di energia, della inadeguata diversificazioni delle fonti di produzione, della mancanza di sistemi di accumulo energetico e, soprattutto, di una efficace individuazione delle aree di rilievo naturalistico, ambientale, paesaggistico sottratte a qualsiasi tipologia di produzione di energia. La stessa Capitaneria di Porto di Cagliari ha chiaramente evidenziato ‘la necessità di una pianificazione preliminare delle aree da destinare all’ubicazione degli impianti eolici‘. Invece è un vero e proprio Far West nel Mediterraneo, dove ogni società energetica sembra poter fare quello che vuole. Con un bel po’ di soldi pubblici e incentivi, tanto per cambiare”.

Martedì, 28 giugno 2022

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