La diga di Santa Chiara e gli abitanti di Ula Tirso in un documentario sulla costruzione di un'opera storica - LinkOristano
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La diga di Santa Chiara e gli abitanti di Ula Tirso in un documentario sulla costruzione di un’opera storica

Domenica sera le riprese, dopo il tramonto. Narratori d'eccezione Arrogalla e Gavino Murgia

Diga di Santa Chiara foto di Sara Deidda 4
La diga di Santa Chiara - Foto di Sara Deidda

Ula Tirso

Domenica sera le riprese, dopo il tramonto. Narratori d’eccezione Arrogalla e Gavino Murgia

Domani la diga di Santa Chiara, nel territorio comunale di Ula Tirso, al tramontar del sole farà da sfondo al racconto di una storia lunga cent’anni. Storia di emancipazione e affrancamento, che avrà come narratori d’eccezione due grandi artisti del panorama isolano, italiano e internazionale: il produttore elettronico Arrogalla e il jazzista Gavino Murgia.

Preparativi nel primo pomeriggio, ultimi controlli dalle 18.30 e poi via ad attendere il tramonto del solo, attorno alle 21e il buio per accendere le videocamere per una lunga ripresa accompagnata dallo scorrere delle immagini su uno schermo Led da 5×3 metri.

La performance, dal titolo “Cosa ci siamo persi? La Nuova Aurora Sarda” fa parte di un mini documentario. Le riprese verranno effettuate lungo le strade di Ula Tirso. Inizialmente si era pensato di girare sopra la diga, poi però le riprese sono state spostate in paese per ragioni di sicurezza pubblica.  Durante la serata un fotografo realizzerà dei ritratti agli abitanti, con in mano delle vecchie foto o degli oggetti riferibili alla diga.

Tutto nasce da un progetto di valorizzazione territoriale curato da Altrove Associazione Culturale, ideato da Luca Zoccheddu e dallo staff di Altrove, legato proprio alle vicende storiche della diga di Santa Chiara, alla cui costruzione parteciparono inizialmente soprattutto maestranze femminili (primo caso in Europa), con centinaia di prigionieri austriaci e centinaia di sardi e sarde. Alcuni di loro persero la vita, in quel cantiere, come la sorella di Antonio Gramsci, Emma.

Il progetto – realizzato con un contributo della Fondazione di Sardegna – è un omaggio all’esistente, per riportarlo ad una vita piena grazie all’arte. I due artisti protagonisti animeranno la scena su un palcoscenico costruito in parte dall’uomo e in parte dalla natura.

Quella di Santa Chiara è la diga ad arco tra le più alte del mondo: 70,5 metri. La lunghezza del coronamento è di 260 metri. Fu costruita in 6 anni, tra il 1917 e il 1923, con 16mila maestranze coinvolte (compresi oltre 400 prigionieri di guerra austriaci).

La portata dell’invaso è di 416 milioni di metri cubi, 374 milioni di mc utili alla produzione idroelettrica e ai fini irrigui, 50 milioni di chilowattora la produzione elettrica a regime e 20mila ettari bonificato post realizzazione e 30mila ettari irrigati a seguito della realizzazione

L’idea dietro il progetto. “Cosa ci siamo persi? Perché forse davvero ci siamo persi qualcosa, perché forse davvero non abbiamo saputo cogliere, pensandola in maniera più ampia – da sardi, e non solo da abitanti di Ula Tirso Sorradile Busachi o del Barigadu tutto – quel germe di sviluppo, quell’aurora sarda (come la chiamò il canonico Pietro Casu in un suo romanzo) che stava dietro la realizzazione di quest’opera così importante costruita a inizio ‘900 in una delle aree più depresse della Sardegna. Cosa ci siamo persi e cosa possiamo recuperare ora, tra progetti di invasamento definitivo e idee abbozzate o soltanto desiderate di recupero di un monumento di archeologia industriale magnifico ed unico per l’isola”. 

Diga di Santa Chiara foto di Sara Deidda 4
La diga con la casa del custode

Sabato, 25 giugno 2022

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