Scoperta con un drone, la droga sequestrata nel Terralbese avrebbe fruttato 5 milioni - LinkOristano
Cronaca

Scoperta con un drone, la droga sequestrata nel Terralbese avrebbe fruttato 5 milioni

I terreni di Sant'Anna individuati dalla polizia erano stati usati in precedenza per una coltivazione di canapa legale

Generico ottobre 2021
Da sinistra Samuele Cabizzosu, il questore Giuseppe Giardina e Michele Chessa

Oristano

I terreni di Sant’Anna individuati dalla polizia erano stati usati in precedenza per una coltivazione di canapa legale

Una delle piantagioni più grandi della Sardegna avrebbe potuto produrre una tonnellata di marijuana per un valore nel mercato dello spaccio di 5 milioni di euro. La squadra mobile della Questura di Oristano è riuscita a scoprirla utilizzando i droni.

Le indagini condotte dagli uomini del capo della Mobile, Samuele Cabizzosu, erano partite alcuni giorni prima, quando a Marrubiu era stato arrestato l’allevatore Antonio Marroccu: in quel caso era stata sequestrata la droga ma non era stata individuata la piantagione.

In pochi giorni l’attività investigativa della polizia ha permesso di individuarla nelle campagne tra Sant’Anna e Santa Giusta, all’interno di un terreno di proprietà dell’allevatore di Ovodda Nino Vacca.

Il blitz della mobile è scattato di prima mattina, quando venti agenti hanno circondato la zona, circa tre ettari.

La polizia ha colto sul fatto una decina di persone che stavano stipando su un tir il primo dei due carichi previsti.

Generico ottobre 2021
Il Tir carico di marijuana bloccato dalla polizia

Nel corso dell’operazione sono stati fermati Angelo Muscau, Nino Vacca, Francesco Goddi, Thomas Cancellu e Giovanni Maria Giobbo.

Da sinistra Angelo Muscau, Antonio Marroccu e Thomas Cancelllu
Da sinistra Angelo Muscau, Antonio Marroccu e Thomas Cancelllu

Altre tre o quattro persone sono invece riuscite ad allontanarsi e sono ancora irreperibili.

All’arrivo degli agenti, gli arrestati avevano già estirpato metà degli arbusti e li avevano caricati a bordo di un Tir: il container era stracolmo e pronto a partire per un primo viaggio, cui ne sarebbe seguito un secondo a raccolta ultimata.

Pur non potendo mostrare la documentazione necessaria, Il proprietario del terreno aveva cercato di convincere gli agenti che le piante erano tutte legali. Gli accertamenti effettuati dal Gabinetto regionale di Polizia scientifica hanno invece rivelato il contrario: la marijuana aveva un principio attivo oltre venti volte superiore a quello massimo previsto per legge (in media del 16% con picchi del 20%, anziché lo 0,6% come tolleranza massima).

In totale sono state sequestrate quasi 9.000 piante di Cannabis indica. Le perquisizioni in tutta l’area e in alcune costruzioni presenti nel terreno hanno permesso di scoprire e porre sotto sequestro un’altra enorme quantità dello stesso tipo di stupefacente, già essiccato e stoccato all’interno di sacchi termosaldati sottovuoto: in totale più di 300 chili, divisi in pacchi da un chilo ciascuno. In una decina di sacchi c’era invece marijuana essiccata, ancora da lavorare, per ulteriori 50 chili.

Terminate le procedure di campionatura dello stupefacente, buona parte della droga sequestrata è stata poi distrutta sul posto: troppo complicato repertarla tutta e impossibile conservarla nei depositi della Questura, vista la quantità.

Come ha spiegato il capo della mobile Samuele Cabizzosu, la banda dei nuoresi, con precedenti per altri reati, ma incensurati per la droga, avevano affittato da Nino Vacca il terreno che in precedenza era stato utilizzato per una piantagione legale.

Da sinistra Giovanni Maria Giobbo, Francesco Goddi e Nino Vacca
Da sinistra Giovanni Maria Giobbo, Francesco Goddi e Nino Vacca

Cabizzosu ha spiegato che i terreni dell’Oristanese godono di un ottimo clima per questo genere di piantagioni e si confondono spesso con quelle legali che in Provincia sono circa un centinaio.

Si tratta di una delle più grandi piantagioni di marijuana illegale mai scoperte in Sardegna. La banda sgominata dalla polizia si avvaleva di spacciatori in tutta l’isola insieme a piccoli pusher che garantivano la capillarità della distribuzione.

Il capo della Mobile ha confermato che questa enorme produzione non serve solo il mercato isolano, ma anche della Penisola, sono stati individuati dei legami con il Lazio.

Il questore Giuseppe Giardina ha apprezzato il lavoro svolto dalla Squadra mobile, che ha permesso di sgominare una banda molto organizzata e di non far arrivare sul mercato dello spaccio un’ingente quantità di droga.

Mercoledì, 13 ottobre 2021

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