Per vincere l'emergenza sanità in Sardegna, medici schierati su più fronti - LinkOristano
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Per vincere l’emergenza sanità in Sardegna, medici schierati su più fronti

I piani dell'assessore Nieddu. E c'è chi propone anche un taglio delle tasse del 50%

Mario Nieddu - sanità

Cagliari

I piani dell’assessore Nieddu. E c’è chi propone anche un taglio delle tasse del 50%

Il numero dei medici impiegati nel comparto sanitario della  Sardegna è insufficiente, perché molti di loro devono fare fronte all’emergenza coronavirus, ed è difficile anche assumerne di nuovi, considerato che  a disposizione ce ne sono davvero pochi. La Regione, quindi, cerca di riorganizzare i servizi sanitari puntando sulla valorizzazione massima delle forze in campo.

Lo ha spiegato l’assessore Mario  Nieddu, incontrando i Comitati civici locali e i sindaci del Centro Sardegna che stamane hanno manifestato a Cagliari.

L’assessore ha detto  che per fare ciò sarà necessario  ottenere  deroghe dal governo sulle normative e sulle regole contrattuali. I medici del servizio 118, ad esempio, oggi sono impiegati nelle ambulanze e nell’elisoccorso, ma potrebbero essere utilizzati anche nei pronto soccorsi sardi, dove, ha spiegato ancora l’assessore Nieddu, c’è una carenza di camici bianchi arrivata ormai al  60%.  Così le guardie mediche.   Anche per queste ultime si pensa anche all’impiego nei Pronto Soccorso o in sostituzione dei medici di famiglia. La mancanza proprio dei medici di famiglia e pediatri comporterà, inoltre,  la riorganizzazione degli ambiti territoriali, dei territori comunali dove potranno operare: probabilmente saranno più ampi e più funzionali. Previsto per loro anche l’aumento del massimale, da 1500 a 1800 pazienti.

Per quanto riguarda la  specialistica l’assessore alla sanità ha annunciato  20 milioni di euro di stanziamento a favore di nuovi progetti  di abbattimento di liste d’attesa nei presidi operanti e l’attivazione di ulteriori  110.000 ore di prestazioni per i professionisti convenzionati.

L’assessore ha ricordato, inoltre, che, viste le lunghe liste d’attesa, gli utenti potranno chiedere in certe condizioni, il rimborso delle prestazioni costretti a fare a pagamento .

Nel corso dell’incontro è emerso che si vogliono stanziare 13 milioni di euro da destinare a incentivi per i medici da impiegare nelle sedi disagiate. Il capogruppo dell’Udc Oppi ha proposto di destinare alla sanità un avanzo di amministrazione  nel bilancio del consiglio regionale di dieci milioni di euro, mentre da   parte di alcuni sindaci è stata avanzata la proposta di un taglio delle tasse del 50% per i contribuenti sardi, visto che non viene assicurato loro un servizio sanitario sufficiente.

La riunione è stata aperta dai numerosi interventi dei rappresentanti dei Comitati che, con accenti marcati, hanno esposto la grave situazione di disagio di molti territori marginali e di tanti malati i quali, a prescindere dall’emergenza Covid, si sono sentiti abbandonati dalla sanità pubblica.

Pina Cui di “Sos Sanità Barbagia” ha messo l’accento sul valore di una protesta spontanea che viene dal basso (“Non siamo politici né sindacalisti”) ma chiede a gran voce risposte sul un diritto fondamentale, quello alla salute, che “viene prima di tutto” ma è messo a dura prova da problemi (punti di Pronto soccorso, liste d’attesa, medicina di base e specialistica e diagnostica) che non trovano soluzione. Numerose e dure le proteste arrivate anche da altri comitati rappresentati . “Voi vivete in un mondo dorato, e siete lontani dalle  difficoltà di chi tutti i giorni deve affrontare  i servizi che non funzionano, sobbarcandosi pesanti spese e viaggi di ore per raggiungere un ospedale dove farsi curare”,  ha accusato la rappresentante del comitato salute del Sarrabus, rivolgendosi all’assessore a ai consiglieri regionali. Il presidente del Consiglio Michele Pais,  non ha invece dato la parola a Carmela Marras, del Comitato per la difesa della salute della Provincia di Oristano e inutili sono statele proteste della stessa Marras e del consigliere oristanese 5 stelle Alessandro Solinas.

Prima dell’intervento dei sindaci, il presidente di Anci Sardegna Emiliano Deiana ha sottolineato con preoccupazione che la sanità sarda è arrivata ad un punto di non ritorno ed occorre adoperarsi subito con azioni concrete per porre un argine alla grande sofferenza di cittadini e famiglie, che determina pesanti tensioni fra i Sindaci e le comunità. Ci vorranno anni, ha aggiunto Deiana, ma dobbiamo avviare immediatamente un nuovo corso coinvolgendo a fondo i territori nelle politiche sanitarie, a cominciare dagli atti aziendali delle Asl ai quali devono partecipare attivamente anche i sindaci.

Deiana ha anche annunciato un incontro regionale dei sindaci fissato per il 18 ottobre.

Proprio i sindaci hanno esposto ai capigruppo e all’assessore la complessità dei problemi che si trovano ad affrontare ogni giorno, sotto la spinta di un malessere profondo delle popolazioni.

“Siamo tempestati di richieste sacrosante”, hanno raccontato gli amministratori locali, “che però non riusciamo a soddisfare, fra impegni spesso rimasti sulla carta ed una tempistica inaccettabile per quanti, già emotivamente colpiti dalla malattia, cercano una risposta nella sanità pubblica”.

I capigruppo (hanno preso la parola Ciusa del M5S, Cossa dei Riformatori, Oppi di Udc-Cambiamo, Cocco di Leu, Agus dei Progressisti, Mura di Fdi, Satta del Psd’Az, Saiu della Lega, Ganau del Pd ed il neo presidente della commissione Sanità Mundula), hanno raccolto l’allarmata sollecitazione di sindaci e comitati, impegnandosi ad accelerare il processo di riforma finalizzato a portare il servizio sanitario il più vicino possibile ai cittadini, nonostante i molti problemi aperti.

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