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Medici in affitto dal prossimo ottobre anche al Pronto Soccorso di Oristano

Annunciati dal commissario dell'Assl Steri altri importanti cambiamenti. Diffida dai sindacati

Pronto soccorso osepdale san martino Oristano

Oristano

Annunciati dal commissario dell’Assl Steri  altri importanti cambiamenti. Diffida dai sindacati

Ora c’è anche la data. Dal prossimo 11 di ottobre al Pronto Soccorso dell’ospedale  San Martino opereranno i cosiddetti medici in affitto. Lo ha annunciato il commissario dell’Assl di Oristano Giorgio Steri nel corso dell’incontro con la delegazione dei sindaci dei distretti sanitari di Oristano, Ghilarza e Ales, ricevuta negli uffici dell’Ente, in Via Carducci.  

Steri, che ha precisato di dover rimanere alla guida delle Assl per un massimo di 4 mesi, ha ammesso di non poter risolvere i gravi problemi della sanità oristanese, considerati anche i limiti delle sue attribuzioni e delle risorse dell’Assl di Oristano.

Nell’indicare le soluzioni che già dai prossimi giorni si intendono adottare per il Pronto Soccorso di Oristano, per assicurare la copertura dei turni dei medici e scongiurarne il rischio la chiusura legato  alla carenza di personale,   il commissario ha quindi spiegato che l’Ats sta provvedendo a rinnovare l’affidamento del servizio del Punto di Primo Intervento di Ghilarza alla società veneta che lo gestisce dallo scorso mese di maggio.

In quella occasione, ha spiegato Steri,  si chiederà alla stessa società di fornire il personale medico necessario a coprire i turni giornalieri per 24 ore anche al Pronto Soccorso di Oristano. A  questo personale  saranno affidati solo i pazienti con codice verde o bianco.

E’ confermata in questo così  l’anticipazione già arrivata dal Direttore Sanitario Sergio Pili che aveva appunto proposto questa soluzione per risolvere temporaneamente il problema delle carenze di organico.

Il ricorso ai medici in affitto ad Oristano per il momento è previsto per soli due mesi, il tempo necessario a verificarne la  fruibilità e promuovere altre soluzioni. 

A questo proposito si pensa in particolare ad accorpare nei locali del San Martino il servizio di Guardia medica e a impegnare nel Pronto Soccorso due medici del servizio di continuità assistenziale delle località più prossime all’ospedale. Una soluzione che ha bisogno di un confronto preliminare con i sindacati dei medici di guardia medica. 

Sempre il commissario Steri ha insistito anche sulla necessità di ottenere la collaborazione dei medici di reparti e presidi diversi. Tra le possibilità ipotizzate, quella di impiegare almeno per qualche turno i chirurghi che da tempo operano nel Pronto Soccorso di Bosa, incentivandoli con un apposito progetto obiettivo, o alcuni specialisti dei diversi reparti del San Martino. 

Nel corso dell’incontro il commissario dell’Asl  ha confermato le difficoltà ad ottenere anestesisti per il San Martino e la scarsa disponibilità dei medici di medicina generale ad andare a ricoprire le sedi carenti dei territori più periferici. A questo proposito, ha ammesso Steri, sembra che non resti che attendere la conclusione della funzione degli Usca, le unità territoriali che si occupano dell’assistenza ai malati di Covid, e dell’attività degli Hub vaccinali. Due presidi che  insieme occupano in Sardegna circa 2000 medici appena laureati che potrebbero essere così destinati ai servizi di medicina di base. 

Giorgio Carlo Steri
Giorgio Steri

Intanto sull’emergenza personale al San Martino sono intervenute le sigle sindacali Anaao Assomed e Aaroi Emac. Le organizzazioni hanno presentato una lettera di diffida relativamente all’impiego nel presidio del Pronto soccorso di medici provenienti dai reparti ospedalieri. La lettera è indirizzata al commissario straordinario di Ats e al commissario straordinario dell’Asl di Oristano.

La nota, firmata da Maria Elisabetta Piu, Cesare Iesu e dall’avvocato Giacomo Doglio, è stata inviata per conoscenza anche alla presidenza della Regione, all’Assessorato regionale alla Sanità e alla Direzione generale Sanità della Regione.

Di seguito il testo della diffida presentata dalle sigle sindacali Anaao Assomed e Aaroi Emac.

Nell’interesse della Anaao Assomed, in persona della dottoressa Maria Elisabetta Piu, e della Aaroi Emac, in persona del dottor Cesare Iesu, che eleggono domicilio in questo studio, vi significo quanto segue.

Con ordine di servizio del 16 settembre 2021, indirizzato ai direttori delle strutture ivi meglio specificati, e successiva disposizione organizzativa del 22 settembre, il direttore sanitario del Presidio Unico di Area Omogenea (Pou) – Assl Oristano, dopo aver premesso la “condizione di crisi del Pronto Soccorso”, asseritamente “esplosa a seguito di un’ulteriore contrazione delle risorse professionali a disposizione”, ha disposto che la copertura dei turni di 6 o 12 ore dell’anzidetta struttura, in assenza di altre “possibili iniziative esaminate”, debba essere garantita attraverso l’impiego di dirigenti medici di altre strutture, previamente individuati dai rispettivi direttori.

Con successiva disposizione, il medesimo direttore del Pou ha fornito le indicazioni operative finalizzate a predisporre una turnazione almeno mensile “che preveda la compresenza di almeno un medico esperto di disciplina propria o affine/equipollente e un secondo medico anche di disciplina non equipollente/affine a presidio di codici verdi-bianchi gestibili anche da medico sprovvisto di specializzazione equipollente o affine”.

La speranza, quindi, che la prima disposizione di servizio fosse soltanto espressione di una poco meditata, prima che erronea, iniziativa, suggerita da un’emergenza cronica cui codesta Azienda non ha mai inteso porre rimedio, nonostante le ripetute sollecitazioni delle oo.ss. e degli stessi dirigenti medici afferenti alla S.C. Pronto Soccorso, è naufragata di fronte al contenuto della successiva.

La disposizione del 22 settembre, infatti, ha confermato, purtroppo, la reale intenzione del direttore del Pou di adottare un modello organizzativo che, per quanto sia stato definito “provvisorio” (ma anche per i dirigenti medici della Assl Oristano è tristemente noto il significato recondito dell’aggettivo), viola palesemente le disposizioni legislative, contrattuali, regolamentari (v. Regolamento unico gestione del personale), deontologiche vigenti in tema di mansioni/funzioni conferibili al dirigente medico, responsabilità professionale, assegnazioni in altre strutture carenti di personale, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ecc.. Norme, tutte, che hanno una finalità protettiva bidimensionale, nel senso che esse tutelano non soltanto il medico (dimensione interna), ma anche i pazienti (dimensione esterna).

La Anaao Assomed e la Aaroi Emac ritengono che tali disposizioni organizzative siano finalizzate a “coprire” le colpevoli, gravissime, omissioni che hanno condotto alla rappresentata situazione di emergenza del Pronto Soccorso del San Martino, “scaricando” sui i dirigenti medici e sui pazienti i possibili effetti negativi di tali illegittime scelte aziendali.

Leggere che nel Pronto Soccorso del San Martino il medico di disciplina non equipollente/affine “possa essere posto a presidio dei codici verdi-bianchi” e che, addirittura, il turno possa essere organizzato in assenza di personale medico specializzato in medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza (quasi che l’equipollenza/affinità prevista per l’accesso alle procedure concorsuali possa considerarsi “sostitutiva” della competenza nella disciplina “propria”), svela, infatti, l’assoluta indifferenza per l’incolumità e la sicurezza dei pazienti e, di riflesso, per i rischi professionali dei dirigenti medici, tollerabile soltanto in un “ospedale da campo”.

Come si possa, infatti, ritenere che un medico di specialità diversa dalla medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, che si è “formato” esclusivamente nella disciplina di appartenenza, acquisendo le competenze cliniche necessarie per operare nel rispetto di linee guida e buone pratiche mediche, che non ha mai prestato servizio in un Pronto Soccorso e ignora i “rischi” del relativo ambiente di lavoro (senza nemmeno aver ricevuto alcuna informazione/formazione specifica in tema di procedure/protocolli anti-Covid), possa svolgere la sua attività secondo le modalità pretese dal direttore del Pou costituisce un mistero inspiegabile.

Si tratta, invero, di un modello che macroscopicamente sorvola non soltanto sull’ordinario accesso al Pronto Soccorso di pazienti portatori di morbilità che richiedono una competenza/esperienza nella specialità di urgenza necessaria al trattamento sanitario, ma anche sull’evenienza, altrettanto pacifica, che ad alcune patologie possano associarsi dinamiche ingravescenti (latenti o sopravvenute) non riconoscibili dal medico inesperto/incompetente nel senso anzidetto.

Né si può escludere che il medico (che si ritenga) obbligato a rispettare l’ordine di servizio, possa ricorrere a pratiche di “medicina difensiva” allo scopo di tutelare sé stesso da eventuali eventi lesivi al paziente, che potrebbero derivare da ovvie negligenze mediche, con il conseguente incremento del numero di ricoveri inappropriati e il derivato sovra…affollamento delle varie strutture, la gran parte delle quali già in sofferenza per carenza di personale.

Ciò posto, si diffidano le ss.vv. in indirizzo a provvedere all’immediata revoca delle sopramenzionate disposizioni di servizio e, contestualmente, ad attuare, con la massima urgenza, tutte le iniziative necessarie per rimediare alla cronica situazione emergenziale della S.C. Pronto Soccorso, utilizzando unicamente gli istituti normativamente previsti (anche
regolamentari) proprio allo scopo di garantire la copertura dei turni in presenza di situazioni di carenza di personale.

Resta inteso che, in difetto, la Anaao Assomed e la Aaroi Emac agiranno per tutelare gli interessi dei propri iscritti in ogni sede competente, nessuna esclusa.

Giovedì’ 23 settembre 2021

 

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