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Sardegna libera dalla minaccia amianto? “Traguardo ancora lontano”

Rinviate a Oristano le celebrazioni per la Giornata mondiale in ricordo delle vittime

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Sardegna libera dalla minaccia amianto? “Il traguardo è ancora lontano”
Rinviate a Oristano le celebrazioni per la Giornata mondiale in ricordo delle vittime

Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale delle vittime dall’amianto, una tragedia umana, sanitaria, sociale ed economica la cui conclusione è ancora lontana: oltre 6 mila morti all’anno in Italia. “In Sardegna, i decessi e le malatie correlate all’amianto sono circa 300  all’anno, a causa di esposizione diretta alla fibra killer”, scrive l’Associazione regionale ex esposti amianto. “I dati sono preoccupanti e dimostrano una sottovalutazione da parte delle istituzioni e della politica”.

“Oristano è stata la città simbolo della lotta all’amianto”, ricorda il presidente dell’associazione, Giampaolo Lilliu: “teatro della  più importante battaglia di civiltà in materia del diritto alla salute e tutela dell’ambiente e per un lavoro in sicurezza, che ha visto protagonisti negli anni ’80 e ’90 i lavoratori del settore Eternit della Sardit e della Cema Sarda,  con il contributo determinante dell’intera  popolazione, fino all’approvazione della legge nazionale 257/92 con la quale si era vietata in Italia la produzione, commercializzazione ed estrazione dell’amianto. Primo paese in Europa a mettere al bando la fibra”.

Quest’anno l’associazione voleva celebrare a Oristano la Giornata mondiale con un evento nelle scuole, organizzato in collaborazione con il Comune e il Tecnico “Lorenzo Mossa”, ma vista l’impossibilità di coinvolgere in presenza  gli studenti – su temi importanti come diritto alla salute, tutela dell’ambiente e lavoro in sicurezza – l’appuntamento è stato rinviato a maggio.

Nel frattempo però l’Associazione ex esposti amianto ha diffuso un documento in cui spiega perché ritardi e sottovalutazioni siano inaccettabili. “Solo dal 2007 in Sardegna è stato istituito il registro regionale delle malatie correlate all’amianto. La nostra è tra le prime regioni in Italia per presenza di amianto – 18 milioni di metri quadrati – e purtroppo le bonifiche vanno a rilento: con questo ritmo, il fine lavori è previsto per il 2066”, dice Giampaolo Lilliu.

Qualche dato per riassumere la situazione in Sardegna, secondo la scheda elaborata dall’Associazione ex esposti:

  • novemila Km di condotte idriche in cemento amianto, tra Abbanoa e Consorzi di bonifica;
  • 2.850 edifici pubblici o di utilità pubblica (tra quali scuole, ospedali, strutture sportive, palazzi di giustizia, uffici postali) in cui è presente amianto;
  • 1.750 siti industriali da bonificare;
  • in 75% delle abitazioni civili in Sardegna si stima sia presente amianto, comprese le case di edilizia popolare ex IACP;
  • 3.500 tra strutture agricole di allevamento e strutture per la trasformazione agroalimentare con presenza di amianto.

Attenzione: tutti i dati sono in difetto, avverte l’Associazione ex esposti, in quanto “siamo in forte ritardo nella fase di censimento previsto dal Piano regionale amianto e dalla legge regionale 22/2005, due normative importanti che purtroppo in molte parti non sono applicate”.

“La situazione sanitaria in Sardegna è importante e preoccupante: ricordiamo che le patologie da amianto hanno una latenza anche di oltre 40 anni e l’Oms colloca il picco di mortalità tra il 2025 e il 2030. Dai dati recenti”, scrive l’associazione, “rileviamo un aumento di casi di mortalità per ‘esposizione ambientale’ di  cittadini che non hanno mai avuto attività lavorativo a rischio amianto. In aumento anche i casi per esposizione familiare”.

Giampaolo Lilliu in un’audizione alla Camera

Per queste ragioni, l’Associazione regionale ex esposti amianto ha sottoposto alle istituzioni e alle forze politiche, sociali ed economiche una lista di proposte:

  1. “applicazione integrale della legge regionale 22/2005 e della legge nazionale 257/92 in materia di amianto;
  2. realizzazione integrale del Piano regionale amianto, prevedendo la modalità della micro raccolta che coinvolge i cittadini: uno strumento indispensabile per limitare il fenomeno delle discariche abusive dei manufatti in cemento amianto;
  3. migliorare, con il coinvolgimento delle associazioni, il protocollo sanitario della sorveglianza sanitaria per gli ex esposti e i nuovi esposti all’amianto, reso urgente in tempo di pandemia Covid-19;
  4. inserire tra i metodi di conferimento e smaltimento dei manufatti in amianto la modalità della inertizzazione della fibra killer (amianto da problema a risorsa), investendo sulla ricerca e sulla realizzazione degli impianti industriali innovativi e sostenibili”.

“Per raggiungere l’obiettivo Sardegna 2066 zero amianto bisogna mettere al centro dell’agenda del governo regionale urgenti interventi, presentare progetti finanziabili dal Recovery Plan, investire e programmare un Piano regionale straordinario a medio e lungo termine di bonifica dell’amianto, utile anche per creare posti di lavoro in un settore strategico”, dice Giampaolo Lilliu. “Riteniamo che non ci siano più alibi politici ed economici che impediscano di raggiungere l’obiettivo di diventare la prima regione in Italia libera dall’amianto”.

Lunedì, 26 aprile 2021

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