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Tutti in sella: guida ai percorsi in mountain bike nell’Oristanese

Su due ruote alla scoperta del Sinis, della Planargia, del Montiferru e della Marmilla

Tutti in sella: guida ai percorsi in mountain bike nell’Oristanese
Su due ruote alla scoperta del Sinis, del Montiferru, della Planargia e della Marmilla

Il mondo visto in sella a una bicicletta ha un altro “sapore”. I percorsi escursionistici in mountain bike sono un’ottima alternativa per un fine settimana diverso dal solito. Andatura leggera, lontano dai rumori della città, alla scoperta di scenari incantevoli in una natura pressoché incontaminata e a tratti selvaggia. I benefici di chi sceglie di viaggiare su due ruote sono tanti quanti gli itinerari che si possono percorrere, individuati all’interno del progetto di Rete ciclabile della Sardegna. Itinerari  che arrivano – o partono – anche nell’Oristanese, tra boschi e monti o lungo la costa: dalla Penisola del Sinis fino a Capo Mannu, al Monte Arci e Montiferru, o ancora, dalla marina di San Vero Milis per poi arrivare ai comuni di Cuglieri e Bosa, c’è l’imbarazzo della scelta tra i tanti itinerari da poter scegliere.

Alcuni di questi sono stati valorizzati grazie alla manifestazione sportiva MyLand MTB NON STOP, nata nel 2014,  nell’ambito del progetto “MyLand” ideato, finanziato e organizzato dal Consorzio Due Giare di cui fanno parte i comuni di Albagiara, Assolo, Baradili, Curcuris, Gonnosnò, Nureci, Pompu, Senis, Sini, Usellus e Villa Verde.

La manifestazione con l’attuale format ha coinvolto gli enti locali, amministrazioni pubbliche e associazioni dei territori interessati anche al di fuori dei confini territoriali del Consorzio Due Giare, promuovendolo sviluppo del progetto MYLand, un progetto pilota di cicloturismo dal concept innovativo che dà così vita a percorsi interattivi da compiere su strade di penetrazione agraria, su sentieri boschivi, tra boschi e antichi borghi o tracciati ferroviari dismessi. Si tratta di un turismo attivo, tecnologico,  ma sopratutto ecosostenibile: un modo nuovo e intenso per apprezzare meglio le bellezze dell’isola. 

Il cicloturismo dà ampio spazio anche a chi ama il mare e vuole vederlo da un’altra prospettiva, in sella alla sua bici. Tra i diversi itinerari che portano alle spiagge nell’Oristanese, come consiglia Roberto Pigato, titolare della BikeOr di Oristano, uno dei percorsi più interessanti coinvolge proprio il Sinis, nella terra dei Giganti di Mont’e Prama. Si parte dai parcheggi di San Giovanni di Sinis, alla volta del faro di Capo San Marco. Superata la zona archeologica si prende un ripido single track -ovvero un percorso stretto, percorribile da una bici alla volta – che riporta poi alla caletta, risalendo da un antico lastricato di epoca romana fino a raggiungere il faro. Dopodiché si torna indietro percorrendo la strada bianca e si devia per un altro single, stavolta in discesa abbastanza tecnico. Tornati al villaggio di San Giovanni di Sinis, si costeggia il mare e le spiagge del litorale con alcuni tratti sabbiosi, fino all’oasi di Seu dove c’è un single immerso nella macchia mediterranea semplice ma dal panorama affascinante. Si prosegue poi costeggiando il Sinis, attraversando le spiagge di Maimoni, Is Arutas, Mari Ermi, S’Anea Scoada, Putzu Idu, Mandriola. Giunti nell’altra estremità della penisola, si arriva a Capo Mannu, una meta molto ambita dai surfisti e molto suggestiva.

Turisti americani in tour nel Sinis

Il Sinis è facilmente raggiungibile anche partendo dal centro urbano di Oristano: l’itinerario collega la stazione ferroviaria della città con la penisola del Sinis, appunto, in particolare con l’area archeologica di Tharros nel comune di Cabras. È un itinerario di interesse paesaggistico perché attraversa le aree naturali e quindi anche gli stagni di Cabras e di Mistras: qui le lagune dominano in un territorio sospeso tra terra e mare. Il percorso permette poi di arrivare anche in prossimità del già citato borgo  San Salvatore di Sinis, conosciuto sopratutto per la famosa Corsa degli Scalzi.

Il percorso inverso, da Cabras, attraverso la marina di Torre Grande, per tornare a Oristano permette di scoprire altri sentieri ciclabili interni. Si può arrivare verso Terralba, passando per Arborea e per la pista ciclabile di Marrubiu. Il paesaggio anche qui si alterna di nuovo tra mare e lagune, con tappa obbligatoria nel suggestivo borgo dei pescatori di Marceddì. Raggiunta questa meta per i più avventurosi, li attende un tratto più impegnativo: l’Oristanese, lascia infatti spazio, dopo ben 120 chilometri, alla Costa Verde, le bellezze costiere del territorio – e quindi Pistis e Torre dei Corsari per poi arrivare a Piscinas e Scivu – sino a Sant’Antioco, nel Sulcis, con incursioni tra i siti minerari dismessi di Arbus e Guspini e quindi al borgo ‘fantasma’ di Ingurtosu e alle miniere di Montevecchio.

C’è anche un altro itinerario consigliato e che collega il suggestivo borgo medioevale di Bosa, nella valle del fiume Temo, con l’importante nodo intermodale di Macomer, ai piedi della catena del Marghine.

Bosa vista dal castello

Dalla strada provinciale 105 – la litoranea per Alghero, uno dei tratti di strada più panoramici in questa zona in cui sembra di essere sospesi tra cielo e terra e teatro di numerosi spot pubblicitari – le curve che si susseguono stimolano la curiosità dei ciclisti spingendoli a raggiungere la curva successiva e scoprire così il panorama. Ciò che li aspetta sono spiagge e oasi naturali che precedono l’ingresso (al chilometro 42) di Bosa. Dalle sponde del fiume Temo si possono ammirare le case colorate che si inerpicano sul colle dominato dal castello di Serravalle e si riflettono nell’acqua. Dal porto di Bosa Marina si potrà poi deviare, col Trenino Verde, attraverso Planargia e Marghine, verso Macomer, crocevia dell’Isola e capolinea di itinerari ciclabili interni. Il tragitto costiero, invece, segue il lungomare che conduce a Turas e Porto Alabe, prima di imboccare la provinciale 35 per Tresnuraghes e Sennariolo.

Dal mare ai monti: in bici sul Monte Arci e Montiferru. In sella alla propria mountain bike, si può andare anche alla scoperta  del Monte Arci dotato di una ricca rete escursionistica e di percorsi a tema: circa 200 chilometri di sentieri e piste portano ai siti paleominerari legati all’ossidiana, nei luoghi archeologici e naturalistici tra lecci e sugheri che si trovano lungo le pendici del monte. Tra i tanti percorsi escursionistici, uno di questi è quello che parte da Morgongiori verso sa Trèbina Longa. Un’escursione di circa 9 chilometri. Qui si trova la pineta di is Benas, un’oasi tra sorgenti, cascate, grotte e pareti verticali, dov’è possibili ammirare cavallini selvatici, ma anche donnole, martore, poiane e falchi. Arrivando nella località di Prabanta, invece, si potrà vedere il suggestivo menhir su Furconi e le due domus de Janas, sa Sala e su Forru, monumenti neolitici legati a Luxia Arrabiosa, la fata-strega dei racconti popolari. Tra i complessi nuraghi disseminati nel territorio di Morgongiori, di notevole importanza e facilmente raggiungibile anche su Trunku de is pillonis.

Un sentiero del Monte Arci

Nell’area del Monte Arci, il percorso specifico,  consigliato di BikeOr,  prevede un giro ad anello – un giro dove non si passa mai dalla stessa strada per poi tornare al punto di partenza – con partenza e arrivo alle pendici del monte dove sorge la chiesa campestre di Santa Maria Zuarbara o di Zuradili, in agro di Marrubiu e dove è presente una sorgente di acqua potabile. A seguire, salite con pendenze in doppia cifra e discese da affrontare con estrema prudenza (il consiglio qui, per alcuni punti, è quello di scendere dalla bici e fare a piedi i tratti più difficili). Lungo il percorso (consultabile anche qui), sono presenti altre due sorgenti: Is Benas, nella comunità “le sorgenti” e Muros, nell’omonima dispensa. Dall’esterno, si può ammirare anche la chiesa di Santa Suia, l’affascinante spettacolo “offerto” dal Monte Sparau e i suoi gradoni scavati dall’attività di cava, e i coni vulcanici de Is Trebinas, il punto più alto del Monte Arci. Proprio qui si trova la sommità più alta del monte con Sa Trebina Longa (812 metri), costituita da un antico condotto vulcanico fossile; a seguire sempre nel territorio di Morgongiori, c’è poi la punta di Sa Trebina Lada e il picco di Porteddu ‘e Murus. 

Spostandoci invece nel Montiferru, c’è un  itinerario molto affascinante ma più impegnativo e adatto a chi è pratico di mountain bike. Si parte e si arriva dal borgo di origine medievale di San Leonardo di Siete Fuentes, nel territorio di Santu Lussurgiu.

San Leonardo de siete fuentes

Qui sarà possibile riempire le proprie borracce della freschissima acqua che sgorga dalle fontane pubbliche. Si parte in salita, su asfalto, per circa 3,5 chilometri. Questo tratto, che verrà percorso poi anche al ritorno, è interessato però dal traffico automobilistico, bisogna quindi prestare attenzione. Ad eccezione di questo breve tratto iniziale (e finale), il percorso si sviluppa poi su sterrate, spesso abbastanza tecniche e caratterizzate da continui e impegnativi saliscendi fino a giungere sulla vetta del massiccio, sforando quota 1.000 dopo 10 chilometri circa dalla partenza e arrivando così a Monte Urtigu.

E ora tutti in bici, ordinanze permettendo.

Dove dormire e mangiare

Sabato, 9 gennaio 2021

(Questa pagina è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al turismo della Regione Sardegna)

 

 

 

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