Il Montiferru, terra di centenari e borghi da scoprire - LinkOristano
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Il Montiferru, terra di centenari e borghi da scoprire

Le storie, gli aneddoti e le tradizioni di chi vive per un secolo

Il Montiferru, terra di centenari e borghi da scoprire
Le storie, gli aneddoti e le tradizioni di chi vive per un secolo

A chent’annos è l’augurio che solitamente si fa in Sardegna a una persona quando compie gli anni, un modo affettuoso per dire “cento di questi giorni” e allo stesso tempo augurargli di arrivare fino ai cent’anni di vita. Un traguardo, questo, non troppo difficile da raggiungere se si vive sull’Isola nota per i suoi tanti centenari e per quello che studiosi e turisti chiamano il “mistero della longevità dei sardi”. E tra le “regioni” sarde più longeve c’è anche quella del Montiferru.

Che sia il mangiar sano, lo stile di vita e l’ambiente circostante o solo una questione di genetica con un “pizzico” di destino, è un dato di fatto che anche nel Montiferru, la longevità non sia un’eccezione, anzi. Il  paese, a memoria d’uomo, ha festeggiato una ventina di nonnini  negli ultimi 50 anni, e  Maria Mercedes Secci, Tia Mercedes, è una di loro. Tra le più longeve di Scano di Montiferro, ma residente a Oristano dal 1974,e ad oggi conta la bellezza di 105 anni, compiuti lo scorso luglio. La donna è conosciuta da tutti nel suo paese natio perché lavorava in un bar di sua proprietà, situato nella piazza centrale e ai tempi molto frequentato. Attualmente vive con una nipote, figlia della sorella. Nonostante non riesca più a camminare, è ancora molto lucida e ironica.

La signora Mercedes Secci con il vicesindaco di Oristano, Massimiliano Sanna

Anche il vicino comune  di Seneghe può contare una centenaria, la signora Vitalia Argentina Uda, che lo scorso settembre ha raggiunto i 101 anni. E’ originaria dell’Argentina, ma emigrata tanti anni fa nel paese del Montiferru. Non ancora centenario ma prossimo al traguardo – gli mancano ancora due anni per raggiungere i cento – anche Giovanni Pintus, seneghese d’origine ma trasferitosi fuori Sardegna.

Alle falde della catena del Montiferru, c’è poi il comune di Bonarcado, noto per i suoi “gioielli” di architettura romanica – dal santuario alla sua basilica di Nostra Signora di Bonaccattu – ma conosciuto anche per tre sue concittadine, tre donne con tre storie di vita diverse che hanno superato la soglia dei cent’anni: Carmine Salis, scomparsa di recente, pochi giorni dopo aver raggiunto i 102 anni,  Emilia Pisanu, la più longeva che dovrà compiere 102 anni ad aprile prossimo e, infine, Mariangela Vidili che ha compiuto 101 anni lo scorso novembre.

La signora Emilia Pisanu oggi 

“E’ una donna forte”, racconta Vitalia Mura, la figlia di Emilia Pisanu, “la vita è sempre stata molto dura con lei: non ha avuto la fortuna di andare a scuola, da subito ha dovuto accudire alla famiglia e ha contribuito anche alla costruzione della sua casa, oltre che svolgere lavori fisici impegnativi. Ricordo che un periodo quando mancava l’acqua in casa, lei ogni giorno andava a prenderla  alla fontana di “Su Cantaru Etzu”.  Non si è mai tirata indietro anche davanti a lavori pesanti, come andare a raccogliere olive o legna”. “Ma forse”, conclude la figlia della centenaria, “sono proprio i sacrifici e la forza con cui ha dovuto affrontare le difficoltà, che l’hanno portata oltre i cent’anni d’età”.

Originaria di Gonnesa, suo marito ha lavorato dapprima nelle miniere di Monteponi, per poi trasferirsi in Svizzera a lavorare con suo figlio quattordicenne negli anni ’60, dopo il boom economico di quel periodo. Moglie e madre di dieci figli, Emilia Pisanu è la prima donna della sua famiglia ad aver raggiunto questo importante traguardo; tra l’altro è stata anche la prima centenaria di Gonnesa, il suo paese natio ed è per questo che in occasione dei suoi cent’anni, a sorpresa, oltre al sindaco di Bonarcado, sono venuti a omaggiare i chent’annos anche il sindaco di Gonnesa Hansel Cabiddu e il vicesindaco Enrico Pistis.

La centenaria Emilia Pisanu con i sindaci di Gonnesa e Bonarcado Hansel Cabiddu e Franco Pinna (23 aprile 2019)

L’altra centenaria di Bonarcado, la signora Mariangela Vidili, madre di otto figli e con quattordici nipoti e un pronipote, nonostante i suoi 101 anni è lucidissima, oltre che esser una grande appassionata di libri e di documentari storici o comunque formativi. La lettura è forse la sua più grande passione e tuttora la si può vedere impegnata nel leggere sia libri e sia quotidiani. “Sua madre è venuta a mancare quando era piccola e quindi ha dovuto lasciare la scuola per occuparsi della famiglia e della casa”, racconta infatti la vice sindaca di Bonarcado, Loredana Pippia.

La signora Mariangela Vidili 

“Stava per iniziare la quinta elementare quando morì sua madre”, conferma  una delle sue figlie, Cristina Barracu, “ma questo non l’ha mai demotivata e anzi l’ha portata ad amare ancora di più i suoi libri che tuttora non abbandona”. Amatissima nel paese e amica della sua “coetanea”,  Emilia Pisanu, la centenaria Mariangela Vidili è sempre pronta a raccontare storie e piccoli momenti di una lunga vita, la sua.

“Tra i tanti aneddoti”, prosegue sempre la figlia Cristina, “mia madre ci racconta sempre di quando da adolescente, un giorno, camminando per strada, aveva trovato per terra un foglio di giornale dell’Unione Sarda. Con il piede l’aveva sollevato e sistemato in modo da poterlo leggere. Si ricorda sempre di come, nel leggerlo, avesse perso completamente la cognizione del tempo e solo ad un certo punto si fosse  resa conto che era lì in piedi da  un po’ e chissà cosa avranno  potuto pensare le persone che la vedevano immobile”.

Tra i suoi luoghi del “cuore”, i due vicinati: uno dove abitava lei con la sua famiglia fino a quando non si è sposata, a trent’anni; e il secondo vicino al vecchio comune nel piazzale della chiesa dove c’è l’iconica fontana di “Su Cantaru Etzu”, uno dei simboli del paese.

Forse la sua passione per la lettura, ma anche una vita comunque semplice, non agiata, dedita al lavoro unitamente a un’alimentazione anche questa semplice, hanno portato anche  Mariangela Vidili a raggiungere il traguardo dei cent’anni.

Mariangela Vidili festeggiata a Bonarcado (24 novembre 2019) 

Al limite tra il Campidano di Oristano e il massiccio del Montiferru, anche il comune di Narbolia, tra le sue concittadine, annovera in questi anni diverse centenarie ormai non più in vita. Prossima, però, al grande e imminente traguardo, un’altra donna residente nel paese, Raimonda Trogu, che a gennaio compierà cent’anni.

“Ha perso il padre quando era solo un’adolescente”, racconta Caterina una delle sue figlie, “e per questo, essendo la più grande di cinque figlie, dopo la terza elementare, si è dovuta occupare insieme alle sorelle della casa, delle faccende domestiche e di altri lavori, per lo più manuali”. Una vita semplice la sua, un matrimonio avvenuto tardi rispetto alla moda di quegli anni, che l’ha portata poi a diventare madre a 42 anni della prima figlia, e a 44 della seconda.

“A meno di un mese dai cent’anni”, conclude la figlia Caterina, “né io e né mia sorella ci aspettavamo di arrivare a questo importante traguardo. Tra l’altro, nonostante i suoi problemi fisici, nostra madre è ancora molto lucida ed è l’unica della sua famiglia che sta per arrivare a compiere i cent’anni. C’è da dire, però, che ha sempre condotto una vita semplice, nessun vizio o altro, quindi potrebbe esser per questo che sia arrivata fino a qui”.

Le ragioni di questa longevità, specie nelle donne, sono da ricercarsi, non solo in un semplice stile di vita passato, ma forse anche in  un connubio “speciale”, come lo definisce il sindaco di Narbolia Gian Giuseppe Vargiu: “L’ambiente”, spiega infatti il primo cittadino di Narbolia, “ha sicuramente avuto una sua influenza: il nostro comune si  trova sia in prossimità  della collina che del mare, quindi in un ambiente naturale ideale; senza contare poi che molte delle nostre centenarie, in passato, hanno svolto lavori duri e pesanti: hanno rinvigorito non solo lo spirito ma anche il loro fisico. Il tutto, unito a uno stile di vita e a un’alimentazione semplice come era quella tipica dei loro tempi, è risultato forse il mix perfetto per la longevità”.

Il paese di Scano di Montiferro. Centro agricolo del Montiferru, basato sulla coltivazione di viti e ulivi – da cui deriva un pregiato e pluripremiato olio d’oliva – e produzione di miele, Scano di Montiferro rientra nella rete dei Borghi Autentici d’Italia. Tra le vie del paese sono tanti gli edifici religiosi degni di nota e da visitare: dalla chiesa parrocchiale di San Pietro apostolo, all’oratorio del Rosario e quello delle Anime fino alla chiesa e l’oratorio di San Nicolò. Le antiche origini del borgo sono dimostrate dalla presenza di diverse testimonianze risalenti alla civiltà Nuragica. Nel territorio si contano ben 47 nuraghi,  tra i quali il trilobato di “Nurtaddu”, il tritorre di “sa Mura de Mazzala” e il complesso quadrilobato di “sa Mura de Nuracale”. Si possono ammirare poi anche diverse tombe dei giganti, domus de janas e menhir.

Le sorgenti di Sant’Antioco a Scano Montiferro

Da visitare anche le chiese campestri: oltre quella di Santa Croce e San Giorgio, poste su due colline, la più nota è la chiesa di sant’Antioco, patrono della Sardegna, a sei chilometri dal paese.  A poco distanza, ci sono poi le sorgenti di Sant’Antioco che alimentano gli acquedotti della zona e azionano i mulini del rio Mannu. La via dei mulini, l’unica nell’isola, oggi ospita sette mulini attivi. Imperdibile, inoltre, anche il parco naturale de “Sa Roda Manna”, riconosciuto tra l’altro un’area di notevole interesse naturale da parte dell’assessorato della Difesa dell’ambiente; e il parco di Sant’Antioco, a circa sei chilometri dal paese e ricco di sorgenti. Non da ultimo, il Parco degli Uccelli, nella località Codiles, ai piedi della catena del Montiferru, che ospita una collezione di animali esotici: oltre duecento esemplari di cui una buona parte pappagalli. Scopo principale del parco è quello della riproduzione e della conservazione di specie rare.

Il paese di Seneghe. Capitale dell’olio (ospita il Premio nazionale Montiferru) e “culla” di poesia e cultura, grazie al suo festival Cabudanne de sos Poetas, è un caratteristico borgo agricolo alle falde del Montiferru. Interessanti da visitare a Seneghe, la sua baroccheggiante (ex) parrocchiale dell’Immacolata Concezione, consacrata nel 1893, la cui cupola alta 36 metri svetta in cima al monte sos Paris; la nuova parrocchiale di san Sebastiano martire, ultimata cinque anni dopo e, infine, a poche centinaia di metri la piazza dei Balli, cuore pulsante del borgo,  la seicentesca chiesa di sant’Antonio da Padova, testimone dell’epoca e influenza spagnola. Le piazze del paese, inoltre,  sono costellate da vari pozzi e fontane.

Seneghe

Il paese di Bonarcado. Con una lunga storia alle spalle, ricco di celebri architetture religiose e un fertile territorio costellato di eredità archeologiche, il paese di Bonarcado è noto soprattuto per il suo santuario e la basilica di Nostra Signora di Bonaccattu. I due edifici formano un complesso che si affaccia su una caratteristica piazza del centro storico, dove c’è la fontana emblema del paese, e sono sedi del più antico culto mariano dell’Isola; il santuario bizantino è infatti uno dei primi edifici cristiani dell’Isola.

Fontana di Bonarcado

Fertilità e abbondanza d’acqua hanno attirato insediamenti stabili sin dal Neolitico, testimoniati da varie domus de Janas oltre che ai tanti siti nuragici presenti. Da non perdere le vicine cascate di Sos molinos, a confine con il comune di Santu Lussurgiu, è uno dei luoghi più spettacolari del Montiferru, vicina alla sorgente di Pranos, rinomata per l’acqua minerale.

Il paese di Narbolia. Narbolia, paese di mille e 800 abitanti, presenta case in basalto con murales raffiguranti scene della sua antica tradizione agropastorale. Ancora oggi, agricoltura e allevamento, insieme al turismo, sono infatti anima e punto forte dell’economia locale. Il paese è noto per la produzione di cereali, frutta e pregiati vini, da abbinare alle sue specialità culinarie.

Il territorio di Narbolia presenta aspetti paesaggistici e ambientali quanto mai vari, che vanno dalle rocce vulcaniche di Monte Rassu, alla zona pianeggiante di Cadreas, al confine con la pianura del Campidano, alle sue ricche torrenti dalle acque cristalline, che scendono verso sud e vanno ad alimentare il Rio Cunzau fino ad arrivare al mare dove si trova la famosissima pineta di Is Arenas e l’omonima spiaggia. Tra le dune e i pini c’è anche il noto campo da golf privato, ideale per gli amanti di questo sport o adatto a chi si vuole dedicare dei momenti di puro relax immerso nella natura.

Il nuraghe Tradori 

Diversi anche i siti d’interesse archeologico che raccontano  la storia antica del paese, fin dal Neolitico medio, come testimonia la nota statuina femminile di “dea madre” in stile volumetrico rinvenuta nella località Su Anzu, e in seguito nelle fasi successive del Neolitico recente, come attestano i siti di Funtana e Figu e le Domus de janas documentate in località Campu Darè. Numerosi anche i complessi nuragici presenti nel territorio come il nuraghe Tunis, nuraghe Araganzola, nuraghe Zoddias, nuraghe Tradori, nuraghe Procus (quadrilobati), nuraghe Madavò, nuraghe Erba Caggius, e infine il nuraghe Lande (trilobati).

Dove dormire e mangiare

Sabato, 19 dicembre 2020

(Questa pagina è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al turismo della Regione Sardegna)

 

 

 

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